Abitano fuori porta i morti, chiusi nelle loro ville solitarie, sotto alti cipressi. Ad andarli a trovare, è bene camminare in punta di piedi, pregare sottovoce, pianger dentro.Per l’estatella di San Martino, a sera, nelle sere di bonaccia anche il mare piange. A stare in darsena o da prua su un barcone udrai qualcosa come la morte di Sigfrido di Wagner.
Tutto è deserto quel mare, e tutto chiuso all’orizzonte da nebbioni spioventi e da uragani insonni. Ogni tanto, dal profondo, un rumore sordo come di timpani, poi un silenzio.
Ed è come se al largo, oltre i sogni, oltre il sonno, trafitto e lacerato dal Sagittario il velo della coscienza, s’intravvedesse, oltre al proprio destino, il vero se stesso.
Ed è come se al largo, oltre i sogni, oltre il sonno, trafitto e lacerato dal Sagittario il velo della coscienza, s’intravvedesse, oltre al proprio destino, il vero se stesso.

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