martedì 9 ottobre 2007

Il castello di Gormenghast - di Mervyn Peake

Gormenghast, ovvero l'agglomerato centrale della costruzione originaria, avrebbe esibito, preso in sé, una certa qual massiccia corposità architettonica, se fosse stato impossibile ignorare il nugolo di abitazioni miserande che pullulavano lungo il circuito esterno delle mura, inerpicandosi su per il pendio, semiaddossate le une alle altre, fino alle bicocche più interne che, trattenute dal terrapieno del castello, si puntellavano alle grandi mura aderendovi come patelle a uno scoglio.
Questa fredda intimità con la mole incombente della fortezza era concessa alle abitazioni da leggi antichissime. Sui tetti irregolari cadeva, col variare delle stagioni, l'ombra dei contrafforti smangiati dal tempo, delle torrette smozzicate o eccelse e, enorme fra tutte, l'ombra del Torrione delle Selci che, pezzato qua e là di edera nera, sorgeva dai pugni di pietrame nocchiuto come un dito mutilato puntando come una bestemmia verso il cielo. Di notte i gufi ne facevano una gola sonante; di giorno, la sua ombra nera si allungava muta.
Mervyn Peake: Tito di Gormenghast

Gli alberi possono piangere - di Laurent Greilsamer

kast_baum_460Un albero. Spesso lo percepiamo solo come parte di un tutto, come elemento di sfondo. Può accadere però che un albero attiri la nostra attenzione, catturi il nostro sguardo, che la nostra mano poggi sulla ruvida corteccia come sulla spalla di un amico...
Un albero si può ammirare, lo si può amare. Un albero è una sorgente di energia, di bellezza. Vi è poi un albero che non è come tutti gli altri: è l'unico scorcio di natura che una ragazza ebrea, nascosta e reclusa in una soffitta, poteva guardare, che Kastanjeboom_annafrankpermetteva alla sua fantasia di correre lontano...
Il 23 febbraio 1944 annotava sul suo Diario: "Abbiamo guardato il cielo blu, il castagno spoglio con i rami scintillanti di minuscole gocce, i gabbiani e gli altri uccelli che sembravano d'argento nel loro volo verso il sole... Tutto questo ci ha commosso a tal punto che non riuscivamo più a parlare".
E il 13 maggio 1944: "Il nostro castagno è in piena fioritura dai rami più bassi alla cima, è carico di foglie e molto più bello dell'anno scorso".
Questo castagno, che ha più di centocinquant'anni, si trova nel giardino della casa dcasa_franki Anna Frank ad Amsterdam, e ora è malato. Il suo vecchio tronco è attaccato da funghi e parassiti in misura tale da indurre le autorità a decretarne l'abbattimento. Ha trovato però dei difensori: l'Istituto Anna Frank si è opposto a questa condanna a morte e ha ottenuto un rinvio fino al 1° gennaio per presentare proposte alternative.

Un albero non è materia inerte, è una creatura cara e uno specchio. La vecchia quercia porta in sè la saggezza, l'acacia la leggerezza, il pioppo l'eleganza, il cipresso l'austerità. Un albero è respiro e vita.

lunedì 8 ottobre 2007

Ottobre - di Fabio Tombari


Sono le sere in cui ci si rammarica dell'assenza di croci fra le corna dei cervi, della scomparsa del Graal, dei draghi da uccidere, le sere in cui si vorrebbe almeno che tutte le case fossero aperte ai poveri, ai solitari senza tetto né famiglia.
E la vendemmia continua.
Botti, bigonce, botticine, barilotti, benacce, torchi, navazze, canestre, mastelli, invadono le corti già piene di carri, di buoi, di ceste, di canti, latrati: quando anche le donne di casa sanno di salvia e rosmarino.
È questa la più gaia, la più rumorosa e odorosa sagra dell'annata. Come nell'antico pannello della chiesa di Aarschot. Immaginate una gran vigna bionda e mora dove i vendemmiatori s'affaccendano a recidere i grappoli, ad empirne i panieri da trasportare sul dorso fino al gran tino: e un villano vi danza a gambe nude.
Nel centro un torchio di pietra sotto cui è spremuto il Figlio dell’Uomo che sprizza sangue, e il sangue cola nella botte donde due sacerdoti dai grandi calici d'oro attingono il prezioso liquore. Scende intanto dal colle un biroccio con una gran bigoncia. Il leone alato e il toro tirano il carro sul quale un angelo fa schioccare la frusta e accanto all'angelo sta l'aquila. E' il sangue della Terra, che versato e tappato in barili da vescovi da cardinali e da papi, viene rotolato in cantina sotto le cupe volte della chiesa.
E il Sole cambia casa. Con le sue 43 eclissi solari e le 26 lunari, ogni secolo si sposta per far posto alla storia.
Bisogna far presto: ultimar la vendemmia, seminare, preparare gli scassi, i fossati. Averle usignoli codirossi stiaccini upupe quaglie fuggono tutti. Il Guardiano del Nord ha accumulato i tempi per scaraventarli in tempesta. È il tempo del coraggio. Il Sire entra in Scorpione.
In alto fra le nuvole transitano i gabbiani neri, l’orca minore; più in alto ancora l’aquila anatraia.
E cala la notte di Samain, la notte dei Celti.
Fabio Tombari: I mesi - Ottobre

lunedì 17 settembre 2007

Qualcuno forse... - di Giuseppe Gallo

Qualcuno forse sta già pranzando,
un altro si sarà attardato
sulla strada a celiare
con la negra giovane
al banco della frutta.

Sarà stato qualcuno
impegnato a provare
assorto sulla chitarra
le melodie per la sera,
e, sorpreso dagli elementi
urlanti, con spavento
sarà tornato presente.

Ma quel cielo! Con quale tempra
si scatena superiore la vita, e mobile
esplode feroce, imperativa nelle chiazze
di colore. Tenebra e luce, tenebra e luce.
E i bianchi, m'assoggetta l'autorità
della voce! Bassi. E s'intomba
in un niente la città (sullo sfondo
la notte precipitosa è sopraggiunta);
ha ogni cosa il medesimo umore.

Ogni cosa. Non il verde
della collina, sotto gli occhi,
qui strabuzzati.

Giuseppe Gallo: Da prodigio a prodigio
El Greco: Veduta di Toledo

sabato 15 settembre 2007

Il medioevo di Raymond Queneau



"Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevano Calvadòs."
Raymond Queneau: I fiori blu

venerdì 14 settembre 2007

Il sogno è una seconda vita - di Gerard de Nerval


"Il sogno è una seconda vita. Non ho mai potuto attraversare senza un brivido le porte d’avorio o di corno che ci separano dal mondo invisibile.
I primi momenti di sonno sono un’immagine della morte. Un intorpidimento nebuloso afferra i nostri pensieri e ci è impossibile determinare l’istante preciso in cui l’io riprende l’opera della sua esistenza, sotto una diversa forma. È un sotterraneo incerto che s’illumina a poco a poco: dall’ombra e dalla notte emergono pallide figure, gravi e immobili, che popolano la sede del limbo. Poi il quadro prende forma, una nuova luce rischiara quelle apparizioni bizzarre: il mondo degli Spiriti si apre per noi.
Swedenborg chiamava tali visioni Memorabilia e ne era debitore più alla fantasia che al sonno; l’Asino d’oro di Apuleio, la Divina Commedia di Dante sono i modelli poetici di questi studi dell’anima umana. Seguendo tali esempi, vorrei tentare di trascrivere le impressioni di una lunga malattia che si è prodotta per intero nei misteri del mio spirito, benché mi chieda che senso abbia usare il termine “malattia”, se mai in vita mia mi sentii meglio di allora. Talvolta mi pareva che la mia forza e la mia operosità fossero raddoppiate; mi sembrava di sapere tutto, di comprendere tutto; l’immaginazione mi donava infinite delizie. Recuperando quella che gli uomini definiscono “ragione”, dovrò forse rimpiangere di averle perdute?"
Gerard de Nerval: Aurelia

giovedì 6 settembre 2007

Premio Italo Calvino


Il Premio Italo Calvino, che dal 1985 premia scrittori inediti, è giunto quest'anno alla 21esima edizione.
Il bando di concorso scade a fine settembre; tutti i dettagli per partecipare sul sito del Premio: www.premiocalvino.it.

lunedì 3 settembre 2007

Giorno di settembre - di Christian Morgenstern


È luminosità d'autunno dolorosamente dolce
che ad un tempo ti libera e t'affligge,
quando la veste cristallina della verità
avvolge d'un alito freddo il bosco e il monte.

È luminosità d'autunno dolorosamente dolce…

martedì 31 luglio 2007

Le plat pays

Con il mare del Nord come ultima terrabelgio_brume

e onde di sabbia a fermare le onde

e onde di roccia che le maree oltrepassano

e che non hanno mai basse maree nel cuore

con infinite brume che arriveranno

con il vento dell'Est... ascoltatelo occupare

il piatto paese che è il mio

belgio_catteCon le cattedrali come uniche montagne

e neri campanili come alberi della cuccagnabelgio_diavolo

dove diavoli di pietra scagliano le nubi

con il filo dei giorni come unico viaggio

e cammini di pioggia come unico saluto

con il vento dell'Ovest... ascoltatelo volere

il piatto paese che è il mio

belgio_canale2Con un cielo così basso che un canale si è perdutobelgio_canale

con un cielo così basso che crea l'umiltà

con un cielo così basso che un canale si è impiccato

con un cielo così grigio che bisogna perdonarlo

con il vento del Nord quando si solleva

con il vento del Nord... ascoltatelo sgretolare

il piatto paese che è il mio

belgio_estateCon un po' d'Italia che scende lungo l'Escautbelgio_campo

con Frida la bionda quando diviene Margot

quando i figli di Novembre ci ritrovano a Maggio

quando la pianura è fumante e freme sotto Luglio

quando il vento ride, quando è in mezzo al grano

quando il vento è a Sud... ascoltatelo cantare

il piatto paese che è il mio

La lunga partita a scacchi

Su Ingmar Bergman, questo genio assoluto, senza dubbio il più grande cineasta della nostra epoca, non si sa molto. L'infanzia a Uppsala - dove nacque nel 1918 - il padre pastore protestante, "un mostro di freddezza", la madre insoddisfatta e autodistruttiva. E poi l'irruzione insperata del meraviglioso grazie a una Lanterna magica, ricevuta come regalo di compleanno, il gusto per il teatro e per il cinema, i primi films brillanti, influenzati da Sjöstrom e da Dreyer.
Un girotondo di attrici - la cui bellezza veniva esaltata da una cinepresa che amavabergmantrilogy-06 riprendere i volti sempre più da vicino. Il carattere ombroso, l'esilio negli anni Settanta, dopo alcuni guai con il fisco, il ritiro da eremita su un'isola al largo della Svezia, Farö.
Tutto ciò Bergman stesso l'ha raccontato nella sua autobiografia - Laterna magica - e in tutta quella serie di esplorazioni intime che sono i suoi films.
Ma nessuna informazione biografica può preparare allo choc di un'opera magistrale, oppressa dal senso di colpa, dall'angoscia della morte, da uno "spavento cosmico". Un'opera carica di tutti i terrori dell'umanità e pur tuttavia ariosa, abitata dalla grazia e dal sublime. bergmantrilogy-04Un'opera che inventa costantemente forme nuove, e rigenera quel rituale del teatro antico, quella miscela di rito religioso e di fascino morboso che Bergman descrive così:
"Nella Grecia antica il teatro era indissolubilmente legato ai riti religiosi. Gli spettatori si riunivano molto prima dell'alba. Al levarsi del sole, avanzavano i sacerdoti con il volto coperto da una maschera. Quando raggiungeva la cima dei monti, il sole illuminava il centro della scena dove era innalzato un altare. Il sangue delle vittime veniva raccolto in un grande piatto. Uno dei sacerdoti, che indossava la maschera d'oro di un dio, si nascondevabergmantrilogy-02 dietro gli altri. Appena il sole era più alto, due officianti, cogliendo l'attimo più propizio, alzavano il piatto perché gli spettatori potessero vedere la maschera divina del sacerdote nascosto riflettersi nel sangue. L'officiante lasciava trascorrere qualche istante, poi abbassava il piatto e beveva il sangue."


Bergman, l'intime et le tragique
LE MONDE | 30.07.07

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